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Mar 19
Howard_Schultz starbucks

Howard Schultz | Starbucks

Quando Howard Schultz propone l’idea che farà diventare Starbucks la famosa catena di caffè che conosciamo oggi nessuno lo sostiene. Oggi Howard Schultz ha un patrimonio di 2 miliardi di dollari e ha fatto diventare l’azienda uno dei marchi più importanti e riconosciuti del mondo.

L’infanzia di Howard Schultz è tutt’altro che grandiosa.

È il 1961 quando Fred, il padre di Schultz, scivola su una lastra ghiacciata e si rompe l’anca e la caviglia. A casa è l’unico a portare lo stipendio e così senza assistenza sanitaria o liquidazione lui e i suoi figli si ritrovano a vivere nelle case popolari di uno dei quartieri più difficili di New York City.
Questa esperienza segnerà per sempre il giovane Schultz perché è lì, mentre guarda il padre accasciato sul divano con la gamba ingessata, che si ripromette che semmai nella vita si fosse ritrovato nella posizione di aiutare le persone se ne sarebbe preso cura.

“Fin dal primo giorno, ho voluto costruire il tipo di azienda per cui mio padre non ha mai avuto l’opportunità di lavorare. Un’azienda che onora e rispetta la dignità del lavoro e la dignità di tutti gli uomini e tutte le donne”.

Per fortuna Schultz trova negli sport un’ancora di salvezza capace di tirarlo fuori da quella vita di stenti, di fatica e di poche certezze. Sono proprio gli sport a insegnargli la disciplina e la costanza, qualità che si riveleranno fondamentali per l’uomo che diventerà.
Schultz però non è abbastanza bravo da distinguersi ed eccellere e così, grazie alla borsa di studio per i suoi meriti sportivi, trova, dopo gli studi, lavoro alla Xerox, che gli insegnerà, grazie ai numerosi corsi di formazione manageriale, a coltivare i suoi talenti, a formarsi nelle vendite e a trovare un lavoro migliore.
È proprio mentre Schultz lavora alla Hammerplast, una ditta svedese che realizza prodotti europei per il mercato dei caffè in America, che fa l’incontro che gli cambierà la vita: quello con i proprietari di Starbucks.

Il posto da Starbucks

L’azienda lo accoglie offrendogli una calda e fumante tazza di caffè e in lui qualcosa si accende.Al suo ritorno decide di lasciare la Hammerplast e si propone per avere un posto da Starbucks. Lì la scalata è veloce e dopo pochi mesi diventa direttore del marketing.
È proprio durante un viaggio in cerca d’ispirazione in Italia che Schultz avrà l’intuizione che renderà Starbucks la famosa catena di caffè che conosciamo oggi.

Schultz infatti si accorge che i clienti dei bar italiani non entrano, come in America, per fare un “pieno di caffeina” ma per scambiarsi due parole, assaporare il caffè e commentare questa o quella notizia.

Forte di questa intuizione torna in America e incontra il direttivo di Starbucks per condividere la sua idea e chiedere dei fondi per realizzarla. I soci però non vedono in questa sua intuizione alcuna potenzialità e lo invitano a lasciar perdere il progetto. Schultz è deluso e amareggiato ma crede nella sua idea e decide di lasciare l’azienda per realizzarla.

L’acquisto

Sarà proprio dopo che Schultz avrà messo su la sua catena di caffè chiamata: “Il Giornale” che i proprietari di Starbucks decideranno di vendere.
A Schultz sembra incredibile, quasi un sogno. Così si mette alla ricerca di fondi e fa un’offerta.
Oggi Starbucks non è più sotto la guida di Howard Schultz ma deve a lui e alla sua storia molti dei suoi valori. Nonostante il riconoscimento e la popolarità ottenuta Starbucks non ha mai perso quell’attenzione per i clienti e per i dipendenti con cui è nata.

La storia di Howard Schultz è l’esempio di come per avere successo sia necessario credere nelle proprie intuizioni e di come sia importante tenere fede a chi si è e a chi si è stati.

 

“La gente pensa che io sia il fondatore di Starbucks. Ero un impiegato quando Starbucks aveva solo quattro negozi. Sono stato mandato in Italia per un viaggio per Starbucks e sono tornato con la sensazione che il bussiness di Starbucks fosse sbagliato. Quello che volevo portare indietro era il rituale quotidiano, il senso di comunità e l’idea di costruire un terzo luogo, tra casa e lavoro, in America. È stata un’epifania. Ero fuori di me. Sono entrato e ho visto questa sinfonia, il romanticismo e la teatralità del caffè. E il caffè è al centro della conversazione, creando un senso di comunità. Questo è quello che mi ha rivelato”.